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BaBeL2 – Noi siamo la cittàBaBeL2 – We are the city

Jola Brzeska
Jola Brzeska illustrazione Mp5
Noi siamo la città

A Varsavia, il diritto alla città appartiene a chi paga di più. L’amministrazione urbana non rappresenta i cittadini, ma gli interessi degli speculatori, il suono del denaro è più forte della voce delle lotte dei cittadini. Così la gente di Varsavia, il suo nucleo vitale, combatte per i propri diritti fondamentali: quello di vivere in dignità, di partecipare alla creazione della città, prendere decisioni sulla sua sorte. In questo quadro si svolge la tragedia di Jolanta Brzeska, attivista per i diritti degli inquilini, con la sua uccisione è stata posta una brusca fine alla sua lotta contro l’aumento degli affitti: il 1 marzo 2011 il suo corpo carbonizzato è stato scoperto nella foresta alla periferia di Varsavia. L’edificio in cui viveva Jola Brzeska è stato re-privatizzato, come è accaduto in migliaia di altri casi.

Negli ultimi 20 anni l’acquisto di titoli di edifici popolari della città, di parchi e piazze si è rivelato un affare estremamente redditizio proprio per l’intervento delle più alte cariche dell’amministrazione cittadina. Fino ad oggi in Polonia non esiste ancora alcuna norma giuridica che gestisca il processo di re-privatizzazione e che garantisca una qualche forma di protezione per i residenti le cui case siano reprivatizzate.

Jola Brzeska sapeva per esperienza diretta che gli amministratori di Varsavia stavano gestendo la città come una società per azioni, ignorando totalmente i diritti degli abitanti. Il suo edificio era stato dato via dalla città al duo aristocratico Mossakowski/Massalski, (antiquario il primo, avvocato il secondo, entrambi tristemente noti per tormentare i loro inquilini “acquisiti” in tutta Varsavia). Jola era così rapidamente precipitata nel meccanismo dell’improvviso aumento dell’affitto con la conseguente impennata del suo debito verso i nuovi proprietari. Jola, che aveva combattuto battaglie legali contro Mossakowski anche se la sua situazione era senza speranza, era rimasta l’ultimo inquilino nel suo palazzo, l’unica che non fosse stato in grado di sfrattare.

Jola ha combattuto anche per un cambiamento sistemico in Polonia: l’unico paese post-comunista, in cui gli inquilini sono stati letteralmente gettati in una vasca di squali. In nessun’altra nazione le pretese dei proprietari immobiliari sono state liquidate a spese degli inquilini. Qui invece, piuttosto che pagare le compensazioni ai proprietari espropriati o ai loro discendenti (in altri paesi è compensato solo il 10-20 per cento), la ‘povera’ Varsavia prosciuga il suo bilancio pagando il cento per cento del valore di mercato della proprietà, o come accade più spesso, disfacendosi di proprietà immobiliari di alto valore dandole via con le persone che ci vivono, come se fossero semplici pezzi di carne, con il metodo “fai di loro ciò che vuoi”. Jola si è resa conto di come, per cambiare questa situazione, fosse necessaria l’unità e avviò l’Associazione Inquilini di Varsavia (Warszawskie Stowarzyszenie Lokatorów).

La situazione di Jola era simile a queste. Mossakowski e Massalski irruppero nel suo appartamento tagliando i cardini della porta con una sega circolare. Venivano a molestarla a tarda notte, e l’avrebbero poi minacciata più volte anche in presenza di agenti di polizia. Storie come queste sono innumerevoli, ma la reazione delle autorità è sempre la stessa: “È proprietà privata, la cosa non ci riguarda.”

Ufficialmente, caso Jola resta ‘irrisolto’, anche se la verità sulla sua morte non è un mistero: l’omicidio di Jola era un lavoro a contratto evidentemente pagato da chi aveva il maggiore interesse nella sua rimozione. Mossakowski non è sotto inchiesta da parte dell’accusa e si prende sempre cura di fare in modo che né il suo nome né il suo volto siano associati all’omicidio di Jola.

L’urlo drammatico “Non potete bruciarci tutti!”, lanciato nel marzo 2011 dagli amici di Jola Brzeska, è oggi trasformato in pratica collettiva. Ridurre la città ad una ‘società a responsabilità limitata’, e i suoi abitanti a ‘capitale umano’ spiana la strada al darwinismo sociale, non alla democrazia.
Per reclamare la città, dobbiamo reclamarne il significato.
Il capitale umano dice basta!
Noi siamo la città
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Jola Brzeska
Jola Brzeska illustrazione Mp5
Noi siamo la città

In Warsaw, the right to the city belongs to whoever pays the most. The city’s authorities represent not the people but the interests of speculators, whose money speaks louder than the needs of the city’s residents. Thus, Warsaw’s most important element, its people, struggle for their basic rights: to live in dignity, to co-create the city, to make decisions about it. This tragedy unfolds itself in the story of Jolanta Brzeska, tenants rights activist, who’s fight against rent increases ended abruptly: on March 1, 2011 her burning body was discovered in the forest on the outskirts of Warsaw. Like thousands of the city’s tenants, Jola Brzeska’s building was reprivatized.

For the past 20 years, buying up titles to the city’s tenement buildings, parks and squares has proven especially lucrative thanks to the good grace of the highest ranking authorities: to this day, no legal regulation managing the process of reprivatization and guaranteeing protections for the people who’s homes are reprivatized exists in Poland.

Jola Brzeska knew from her own experiences that Warsaw authorities manage the city like a corporation, in utter ignorance of the rights of residents. Her building given away by the city to the aristocrat duo Mossakowski/Massalski- the first antiquary, the second lawyer, both infamous for tormenting their ‘acquired’ tenants across Warsaw- Jola quickly fell into the hole of suddenly rising rent and soaring debt. Despite her hopeless situation, she fought battles in the courts with Mossakowski and was the last remaining tenant in her building, that the developer couldn’t remove.

Jola also fought for systemic change in Poland – the only postcommunist country, in which tenants have been literally thrown into a shark pool; nowhere else are real estate ownership claims settled at the cost of tenants. Instead, rather than paying compensations to expropriated owners or their descendants (in other countries 10-20 percent is compensated), “poor” Warsaw drains its budget paying 100 percent of the property market value, or as occurs more often, simply gives away real estate worth millions along with people living inside, as if they were meat stuffing with a tag, “do with them what you want”. Jola realized that changing this situation would require solidarity and initiated the Warsaw Tennant’s Association (Warszawskie Stowarzyszenie Lokatorów).

Jola’s situation was similar. Mossakowski and Massalski broke into her apartment by cutting the door hinges with an angle grinder. They would come to harass her late at night, they would threaten her, often in the presence of police officers. Such stories are countless, but the authorities’ reaction is always the same: “That’s private property, it doesn’t concern us.”

Officially, Jola’s case remains ‘unsolved’, although the truth about her death is no mystery: Jola’s murder was a hired job, paid by those with the biggest interest in her removal. Mossakowski is not under investigation by the prosecution and takes special care to make sure that neither his name nor face are associated with Jola’s murder.

The dramatic call raised in March 2011 by Jola Brzeska’s friends, “You can’t burn us all!”, is today turned into practice. Reducing the city to a ‘limited liability company’, and its residents to ‘human capital’ paves the road to social darwinism, not democracy. To reclaim the city, we must reclaim its meaning.

Human capital says enough!
We are the city
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