Archivi tag: featured

Laboratorio di lotta alla gentrificazione

poster 2 dic 22
cemento arma di costruzione di massa

CEMENTO ARMA DI COSTRUZIONE DI MASSA

Venerdì 02 dicembre dalle 19.00
il laboratorio di lotta alla gentrificazione del csoa Forte Prenestino
presenta

CEMENTO ARMA DI COSTRUZIONE DI MASSA
incontro e dibattito con Anselm Jappe (filosofo e teorico della nuova critica del valore) a partire dal suo ultimo libro Cemento Arma di Costruzione di Massa edito da Eleuthera.

“Che cosa è scomparso a causa del cemento armato?
Che cosa ha reso impossibile, non in linea di principio ma di fatto?
Che cosa ha sostituito?
Quale ruolo ha giocato nella perdita di savoir-faire e nel declino dell’artigianato edile?
Quante capacità, quante competenze nell’ambito edilizio sono andate perdute a causa del cemento e della sua facilità di impiego?”

Il laboratorio di lotta alla gentrificazione propone un ragionamento collettivo collegato alle riflessioni di Anselm Jappe sul perchè il cemento sia il materiale in grado di rappresentare la concretizzazione della logica capitalista.


dalle 22.00 Kernel Panik in consolle con:
Kriminal
Sonic Vision
Maskk

Gentrifica?Azione!

locandina La bataille de la plaine

VENERDI 14 OTTOBRE 2022

CSOA Forte Prenestino presenta

Gentrifica?Azione!

Ore 21:00> proiezione del film documentario
“La bataille de la Plaine” (Francia 2020, 70’). Regia di Sandra Ach, Nicolas Burlaud, Thomas Hakenholz. Produzione Primitivi

A seguire incontro con Sandra Ach, regista del documentario. Marta, architetto-urbanista e Federico, cartografo, membri de l’Assemblée de la Plaine e fondatori dell’Osservatorio della gentrificazione de la Plaine.

A seguire concerto dei: Bloody Riot (Roma), Dalton (Roma)

Il problema non è tanto il capitalismo in sé, il problema è il capitalismo in me…
DIFENDI E DIFFONDI AUTOGESTIONE!

—————

“La bataille de la Plaine”
Sinossi

Dal 2016 alla fine del 2019, il quartiere della Plaine nel centro di Marsiglia – dove si tiene tre volte alla settimana il più importante mercato popolare della città – è stato teatro di una battaglia tumultuosa. Da un lato, i servizi urbanistici dell’amministrazione comunale, decisi a realizzare un grande programma di “riqualificazione” del quartiere, dall’altro gran parte degli abitanti organizzati in una “assemblea popolare” che hanno percepito questo programma come un’operazione di gentrificazione, pretendendo di essere inclusi nel dibattito sui lavori.

Questa epica battaglia di tre anni si è conclusa con la costruzione di un muro di cemento alto 2,5 metri tutto intorno alla piazza per garantire che i lavori andassero avanti.
Il film, che oscilla tra il documentario e la finzione, ispirato a La Commune di Peter Watkins, dà conto di questa avventura umana dove è nata un’altra idea di costruzione della città.

il carattere distruttivo

La Distruzione/SABATO 21 DICEMBRE 2013 h17.00/Forteprenestino

ovvero il carattere distruttivo di Walter Benjamin vs le tattiche di distruzione nelle zone di crisi del mediterraneo

BABEL-2_destr-char5Nel guardare indietro nella propria vita, potrebbe capitare di riconoscere che quasi tutti i legami più profondi, a cui in essa si è sottostati, hanno avuto origine da persone, sul cui carattere distruttivo erano tutti d’accordo. Un giorno si potrebbe incappare, forse per caso, in quanto fatto e quanto più forte sarà lo choc da cui si sarà colpiti, tanto più grandi saranno le chances per una rappresentazione del carattere distruttivo. Il carattere distruttivo conosce solo una parole d’ordine: creare spazio; una sola attività: far pulizia. Il suo bisogno di aria fresca e di uno spazio libero è più forte di ogni odio. Il carattere distruttivo è giovane e sereno. Distruggere infatti ringiovanisce, perché toglie di mezzo le tracce della nostra età; rasserena, perché ogni eliminare, per il distruttore, significa una perfetta riduzione, anzi un’estrazione della radice della propria condizione. A tale immagine apollinea del distruttore ci conduce ancora di più la considerazione di come si semplifichi infinitamente il mondo, se si appura che merita di essere distrutto. BABEL-2_destr-char4Questo è il grande vincolo che stringe armoniosamente tutto l’esistente. Questa è una visione che procura al carattere distruttivo uno spettacolo della più profonda armonia. Il carattere distruttivo quando lavora è sempre fresco e riposato. E’ la natura a prescrivergli il tempo, almeno indirettamente: poiché egli la deve prevenire. Altrimenti intraprenderà lei stessa la distruzione. Il carattere distruttivo non ha alcun modello. Ha pochi bisogni, e nulla gli importa meno che: sapere cosa subentra al posto di ciò che è stato distrutto. In un primo momento, almeno per un attimo, lo spazio vuoto, il luogo dove stava la cosa, dove la vittima ha vissuto. Si troverà certamente qualcuno che lo usa, senza prendere possesso. Il carattere distruttivo è un segnale. Come un disegno trigonometrico è esposto da tutti i lati al vento, egli è esposto da tutti i lati al pettegolezzo. Proteggerlo da ciò è privo di senso.Al carattere distruttivo non importa affatto essere compreso. Sforzarsi in questa direzione lo ritiene superficiale. L’essere frainteso non lo può danneggiare. Al contrario tutto questo lo provoca, come lo provocano gli oracoli, queste distruttive istituzioni statali. Il più piccolo-borghese dei fenomeni, il pettegolezzo, ha luogo solo perchè la gente non vuole essere fraintesa. Il carattere distruttivo si lascia fraintendere; così non incoraggia il pettegolezzo. BABEL-2_destr-char1Il carattere distruttivo è nemico dell’uomo-astuccio. L’uomo-astucccio cerca la propria comodità e di questa l’astuccio ne è la quintessenza. L’interno dell’astuccio è la traccia, rivestita di velluto, che lui ha impresso nel mondo. Il carattere distruttivo cancella perfino le tracce della distruzione. Il carattere distruttivo sta nel fronte dei tradizionalisti. Mentre alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri tramandano le situazioni rendendole maneggevoli e liquidandole. Questi vengono chiamati i distruttivi. Il carattere distruttivo ha la coscienza dell’uomo storico, il cui sentimento fondamentale è un’insormontabile diffidenza nel corso delle cose, nonché la prontezza con la quale prende nota del fatto che tutto può andare storto. Perciò il carattere distruttivo è la fiducia stessa.

BABEL-2_destr-char2Il carattere distruttivo non vede niente di durevole. Ma proprio per questo vede dappertutto delle vie. Ma poichè vede dappertutto una via, deve anche dappertutto sgombrare la strada. Non sempre con cruda violenza, talvolta anche con violenza raffinata. Poiché dappertutto vede vie, egli stesso sta sempre ad un incrocio. Nessun attimo può sapere ciò che il prossimo reca con sé. L’esistente lui lo manda in rovina non per amore delle rovine, ma per la via che vi passa attraverso. Il carattere distruttivo non vive per il sentimento che la vita merita d’essere vissuta, ma perché non vale la pena di suicidarsi.

Walter Benjamin

Originariamente pubblicato in Frankfurter Zeitung, 20 Novembre 1931.

Pubblicato in versione manga, formato 340×480 mm, nel giugno 2013 in “ORDA”, poster-magazine edito dalla Fortepressa. Sarà disponibile nel corso della serata.Babel2-orda_magazine-detailOppure downloadabile gratuitamente qui

orda_magazinedestructivechar_magazine

la distruzione – le domande – talk

La Distruzione/SABATO 21 DICEMBRE 2013 h17.00/Forteprenestino

ovvero il carattere distruttivo di Walter Benjamin vs le tattiche di distruzione nelle zone di crisi del mediterraneo

5 domande circa il testo di Walter Benjamin “Il carattere distruttivo”, ripubblicato nella rivista Orda dalle edizioni FORTEPRESSA, per raccontare quali siano le strategie che definiscono la distruzione come forma di potere ma anche come tattica di lotta. Secondo Benjamin il carattere distruttivo costituisce la potenza del “fare spazio” come prerogativa assoluta per un riadattamento una riconversione, un ridisegno del territorio costruito. La positività dell’azione di distruzione è relativa proprio alla capacità di “ringiovanimento” e di “sradicamento” di usi, tradizioni, modalità passate del vivere. D’altra parte il fare attraverso il distruggere è strettamente connesso con ogni forma di potere. E’ la guerra — non più come metafora, ma come scenario incombente con i suoi dispositivi già in atto — la rappresentazione più propria della distruzione totale. Con il preciso interesse di colpire lo spazio costruito per rendere effettiva concreta la destabilizzazione, per reprimere ogni forma di rivalsa, per stabilire aree e zone di controllo, per ricostruire la città secondo i nuovi poteri, per impadronirsi con legittimazione di luoghi della cittadinanza. Per ridisegnare il nuovo assetto del territorio.

1_Quali azioni distruttive attraversano il mediterraneo nelle sue zone di crisi?

2_ Quali forme di scenari urbani vengono immaginate? Quali disegni della città vengono imposti?

3_ Nello stato di eccezione permanente l’azione della distruzione quali significati politici e sociali concentra?

4_ Le tattiche di distruzione come forma di vita e di lotta urbana quali risorse producono? Sono capaci di costruire immaginari di “sradicamento dalla propria condizione”?

5_ Come si muove la cittadinanza creativa che trasforma lo spazio come atto di “ringiovanimento” contro il controllo di un ordine sociale?

[img excerpts – Joe Sacco. Gaza 1956, Footnotes in Gaza]

 

Babel2 – diritto alla città book online

cover-rttc_webCome diceva Mark Purcell nel suo post ci sono ancora alcune copie disponibili del libro che abbiamo prodotto e possiamo inviarle ai ricercatori interessati. Inviate una mail a: fortepressa (at) gmail (dot) com. Ma potreste essere altrettanto interessati a scaricarne una copia digitale qui.
Buona lettura!


Donate

cover-rttc_webAs evidenced by Mark Purcell here we have still some copies of our book left to send to any researcher interested. Please drop us a line at this mail: fortepressa (at) gmail (dot) com. Btw you may like to download the book here.
Enjoy!


Donate

BaBeL2 talk – Questions-BaBeL2 talk – Questions

Questions
Questions

1_Quali processi teorici sottendono le strategie di occupazione di porzioni di territorio?
2_In che modo il diritto alla città viene espresso attraverso tali forme di appropriazione?
3_Le azioni di intrusione di occupazione che tipo di partecipazione alla vita metropolitana inducono?
4-Quanto queste possono essere ritenute espressioni di collettività piuttosto che luoghi di utopia?
5_In che modo queste forme di attivismo e di opposizione consistente possono non solo reclamare il diritto alla città ma renderlo una pratica contro culturale?
6_Le strategie di appropriazione esaudiscono le necessità di partecipazione all’ordinamento dello spazio metropolitano?
7_ Quali altre relazioni sinergiche si possono intraprendere tra la rivendicazione teorica del diritto alla vita urbana e la sua attuazione tramite pratiche di interazione territoriale?

Questions
Questions

1_ What theoretical processes underlies the strategies of territory parcels squatting?
2_ In what way the right to the city is expressed through these forms of appropriation?
3_ What kind of participation induce in the metropolitan life the action of intrusion, of squatting ?
4_ How these actions may be considered expressions of society rather than places of utopia?
5_ In what way these forms of activism and consistency opposition can claim the right to the city and reveal it as a countercultural practice?
6_ Do the strategies of appropriation fulfill the need of participation to the metropolitan space order and planning?
7_ What other synergetic connections can be undertaken with the theoretical claim of the right to urban life and its fulfillment through territorial interaction practices?

BaBeL2 – Noi siamo la cittàBaBeL2 – We are the city

Jola Brzeska
Jola Brzeska illustrazione Mp5

Noi siamo la città

A Varsavia, il diritto alla città appartiene a chi paga di più. L’amministrazione urbana non rappresenta i cittadini, ma gli interessi degli speculatori, il suono del denaro è più forte della voce delle lotte dei cittadini. Così la gente di Varsavia, il suo nucleo vitale, combatte per i propri diritti fondamentali: quello di vivere in dignità, di partecipare alla creazione della città, prendere decisioni sulla sua sorte. In questo quadro si svolge la tragedia di Jolanta Brzeska, attivista per i diritti degli inquilini, con la sua uccisione è stata posta una brusca fine alla sua lotta contro l’aumento degli affitti: il 1 marzo 2011 il suo corpo carbonizzato è stato scoperto nella foresta alla periferia di Varsavia. L’edificio in cui viveva Jola Brzeska è stato re-privatizzato, come è accaduto in migliaia di altri casi.

Negli ultimi 20 anni l’acquisto di titoli di edifici popolari della città, di parchi e piazze si è rivelato un affare estremamente redditizio proprio per l’intervento delle più alte cariche dell’amministrazione cittadina. Fino ad oggi in Polonia non esiste ancora alcuna norma giuridica che gestisca il processo di re-privatizzazione e che garantisca una qualche forma di protezione per i residenti le cui case siano reprivatizzate.

Jola Brzeska sapeva per esperienza diretta che gli amministratori di Varsavia stavano gestendo la città come una società per azioni, ignorando totalmente i diritti degli abitanti. Il suo edificio era stato dato via dalla città al duo aristocratico Mossakowski/Massalski, (antiquario il primo, avvocato il secondo, entrambi tristemente noti per tormentare i loro inquilini “acquisiti” in tutta Varsavia). Jola era così rapidamente precipitata nel meccanismo dell’improvviso aumento dell’affitto con la conseguente impennata del suo debito verso i nuovi proprietari. Jola, che aveva combattuto battaglie legali contro Mossakowski anche se la sua situazione era senza speranza, era rimasta l’ultimo inquilino nel suo palazzo, l’unica che non fosse stato in grado di sfrattare.

Jola ha combattuto anche per un cambiamento sistemico in Polonia: l’unico paese post-comunista, in cui gli inquilini sono stati letteralmente gettati in una vasca di squali. In nessun’altra nazione le pretese dei proprietari immobiliari sono state liquidate a spese degli inquilini. Qui invece, piuttosto che pagare le compensazioni ai proprietari espropriati o ai loro discendenti (in altri paesi è compensato solo il 10-20 per cento), la ‘povera’ Varsavia prosciuga il suo bilancio pagando il cento per cento del valore di mercato della proprietà, o come accade più spesso, disfacendosi di proprietà immobiliari di alto valore dandole via con le persone che ci vivono, come se fossero semplici pezzi di carne, con il metodo “fai di loro ciò che vuoi”. Jola si è resa conto di come, per cambiare questa situazione, fosse necessaria l’unità e avviò l’Associazione Inquilini di Varsavia (Warszawskie Stowarzyszenie Lokatorów).

La situazione di Jola era simile a queste. Mossakowski e Massalski irruppero nel suo appartamento tagliando i cardini della porta con una sega circolare. Venivano a molestarla a tarda notte, e l’avrebbero poi minacciata più volte anche in presenza di agenti di polizia. Storie come queste sono innumerevoli, ma la reazione delle autorità è sempre la stessa: “È proprietà privata, la cosa non ci riguarda.”

Ufficialmente, caso Jola resta ‘irrisolto’, anche se la verità sulla sua morte non è un mistero: l’omicidio di Jola era un lavoro a contratto evidentemente pagato da chi aveva il maggiore interesse nella sua rimozione. Mossakowski non è sotto inchiesta da parte dell’accusa e si prende sempre cura di fare in modo che né il suo nome né il suo volto siano associati all’omicidio di Jola.

L’urlo drammatico “Non potete bruciarci tutti!”, lanciato nel marzo 2011 dagli amici di Jola Brzeska, è oggi trasformato in pratica collettiva. Ridurre la città ad una ‘società a responsabilità limitata’, e i suoi abitanti a ‘capitale umano’ spiana la strada al darwinismo sociale, non alla democrazia.
Per reclamare la città, dobbiamo reclamarne il significato.
Il capitale umano dice basta!
Noi siamo la città
.
download di magazine + poster qui

Jola Brzeska
Jola Brzeska illustrazione Mp5

Noi siamo la città

In Warsaw, the right to the city belongs to whoever pays the most. The city’s authorities represent not the people but the interests of speculators, whose money speaks louder than the needs of the city’s residents. Thus, Warsaw’s most important element, its people, struggle for their basic rights: to live in dignity, to co-create the city, to make decisions about it. This tragedy unfolds itself in the story of Jolanta Brzeska, tenants rights activist, who’s fight against rent increases ended abruptly: on March 1, 2011 her burning body was discovered in the forest on the outskirts of Warsaw. Like thousands of the city’s tenants, Jola Brzeska’s building was reprivatized.

For the past 20 years, buying up titles to the city’s tenement buildings, parks and squares has proven especially lucrative thanks to the good grace of the highest ranking authorities: to this day, no legal regulation managing the process of reprivatization and guaranteeing protections for the people who’s homes are reprivatized exists in Poland.

Jola Brzeska knew from her own experiences that Warsaw authorities manage the city like a corporation, in utter ignorance of the rights of residents. Her building given away by the city to the aristocrat duo Mossakowski/Massalski- the first antiquary, the second lawyer, both infamous for tormenting their ‘acquired’ tenants across Warsaw- Jola quickly fell into the hole of suddenly rising rent and soaring debt. Despite her hopeless situation, she fought battles in the courts with Mossakowski and was the last remaining tenant in her building, that the developer couldn’t remove.

Jola also fought for systemic change in Poland – the only postcommunist country, in which tenants have been literally thrown into a shark pool; nowhere else are real estate ownership claims settled at the cost of tenants. Instead, rather than paying compensations to expropriated owners or their descendants (in other countries 10-20 percent is compensated), “poor” Warsaw drains its budget paying 100 percent of the property market value, or as occurs more often, simply gives away real estate worth millions along with people living inside, as if they were meat stuffing with a tag, “do with them what you want”. Jola realized that changing this situation would require solidarity and initiated the Warsaw Tennant’s Association (Warszawskie Stowarzyszenie Lokatorów).

Jola’s situation was similar. Mossakowski and Massalski broke into her apartment by cutting the door hinges with an angle grinder. They would come to harass her late at night, they would threaten her, often in the presence of police officers. Such stories are countless, but the authorities’ reaction is always the same: “That’s private property, it doesn’t concern us.”

Officially, Jola’s case remains ‘unsolved’, although the truth about her death is no mystery: Jola’s murder was a hired job, paid by those with the biggest interest in her removal. Mossakowski is not under investigation by the prosecution and takes special care to make sure that neither his name nor face are associated with Jola’s murder.

The dramatic call raised in March 2011 by Jola Brzeska’s friends, “You can’t burn us all!”, is today turned into practice. Reducing the city to a ‘limited liability company’, and its residents to ‘human capital’ paves the road to social darwinism, not democracy. To reclaim the city, we must reclaim its meaning.

Human capital says enough!
We are the city
.
download the magazine + poster here

BaBeL2 – Diritto alla Città-BaBeL2 – Right to the City-BaBeL2 – Droit à la ville

illustrazione di Veronica Felner
illustrazione di Veronica Felner

BaBeL2 – Diritto alla Città

Spostamenti fisici e concreti di popolazioni, usi diretti della città attraverso ripetute espulsioni, o usi indiretti, tramite movimenti del mercato: qui, all’interno di queste “scenografie” noi abitiamo. Siamo gli attori mai protagonisti. In questa realtà contemporanea il concetto di “diritto alla città”, come descritto da Henri Lefebvre, si trasforma in azione operativa e funzionale per la rivendicazione del concreto e organico “diritto alla vita urbana” attraverso due valori essenziali. Partecipazione come fondamentale necessità all’esercizio di una concreta influenza sulle politiche di disegno urbano.
E appropriazione quale conseguente incursione nelle dinamiche lucrative di uso e consumo del territorio.

 

Reclamando ed esercitando il diretto “fare uso” del territorio urbano all’interno del Forte Prenestino a Roma si propongono e si attivano laboratori di riflessione o di progettazione. BaBeL2 – biennale indipendente dell’abitare critico è un festival di produzioni, un luogo in cui produrre idee e spazi.
Attraversando pratiche e condizioni diverse dell’abitare, BaBeL2 riconosce e scopre un vivere quotidiano “critico” che metta in evidenza scenari eterogenei e poliformi, relativi all’abitare critico inteso come “abitare la crisi” e come “abitare consapevole”. Attivando spazi dove poter far coincidere e far interagire percorsi e ricerche, esperienze e teorie. Perché BaBeL2 è una trama complessa e vuole essere attivamente una babele sotto forma di organismo capace di produrre differenti altri organismi, capace di costruirsi come una macchina che si espande secondo diramazioni multiple e composite. Un evento sperimentale in cui interagiscano le teorie sull’architettura e sullo spazio urbano con l’architettura come pratica dell’agire, come azione e attività connessa alla disciplina teorica.

 

Il festival BaBeL2 è dedicato alla memoria e alla battaglia di Jolanta Brzeska attivista che ha fondato l’Associazione per i Diritti degli Inquilini di Varsavia, la cui lotta contro l’aumento degli affitti è stata fermata con la sua uccisione: il 1 marzo 2011 il suo corpo carbonizzato è stato trovato nella foresta alla periferia della città. Rivendichiamo giustizia per la morte di Jola. Perché i cittadini sono la città. Perché ridurre la città a semplice merce e i suoi abitanti a mero capitale umano rende necessario un’opposizione che reclami la stessa città nel suo significato e nei suoi contenuti. Perché il diritto all’abitare, il diritto alla città e alla partecipazione al suo assetto e ai suoi mutamenti è criterio di riferimento nella costruzione di scenari diversi in cui essere protagonisti.

illustrazione Veronica Felner

illustrazione di Veronica Felner
illustrazione di Veronica Felner

BaBeL2 – Diritto alla Città

illustrazione di Veronica Felner
illustrazione di Veronica Felner

BaBeL2 – Diritto alla Città

BaBeL2 controcartografie 01-BaBeL2 countermapping 01

Tag Cloud Abitare Critico
Tag Cloud dell’Abitare Critico

BaBeL2 MAP experimental

Qui sotto la prima mappa sperimentale dell’Abitare Critico che sarà distribuita gratuitamente nella prima session di BaBel2, perchè il 99% ha diritto alla città. Le parole chiave del wikibabel

Map.01 BaBeL2
Map.01 BaBeL2

e qui i link per scaricare le cartografie esposte a BaBeL2
MAP-It///www.map-it.be/
BaBeL2///Critical Housing Map
Universitè Tangente///utangente.free.fr/
Sciatto Produzie/// isole.ecn.org/sciattoproduzie/
Iconoclasistas///www.iconoclasistas.com.ar/
Ashley Hunt///ashleyhuntwork.net/
Bureau d’Etudes///bureaudetudes.org/

Tag Cloud Critical Housing
Tag Cloud dell’Abitare Critico

BaBeL2 MAP experimental

Check out the first experimental map of Critical Housing, you will find it for free at the first BaBeL2 session. ‘Cause the 99% claims the right to the city. Keywords of wikibabel

Map.01 BaBeL2
Map.01 BaBeL2

here the links to the cartographies in BaBeL2.
MAP-It///www.map-it.be/
BaBeL2///Critical Housing Map
Universitè Tangente///utangente.free.fr/
Sciatto Produzie/// isole.ecn.org/sciattoproduzie/
Iconoclasistas///www.iconoclasistas.com.ar/
Ashley Hunt///ashleyhuntwork.net/
Bureau d’Etudes///bureaudetudes.org/