Archivi categoria: Abitare Critico

BaBeL2 – WorkshopBaBeL2 – Workshop

Metropoliz
Metropoliz
MAP-it / laboratorio di mapping partecipativo a Metropoliz

Thomas Laureyssens del collettivo di MAP-it dopo una prima esperienza di mappa partecipativa nella precedente edizione di BaBeL, guiderà i residenti di Metropoliz a esplorare lo spazio dello squat. Con l’aiuto di Thomas potranno esprimere e visualizzare le proprie riflessioni su una mappa attraverso un kit di icone sticker, superando tutte le difficoltà comunicative di un gruppo eterogeneo. Le riflessioni di questo workshop, come già successo nel primo MAP-it di novembre, verranno elaborate in una mappa riassuntiva che possono servire come linea guida per futuri interventi a Metropoliz

venerdì 18 maggio, ore 11.00 a Metropoliz, via prenestina 911, 913
per partecipare inviare una mail a babel.forteprenestino(at)gmail.com
map-it.be

BaBeL 2 – WorkshopBaBeL 2 – Workshop

thomas-urban-hacking
Urban hacking
Workshop di Urban Hacking con Thomas Laureyssens/MAP.it

Due giorni di workshop con Thomas Laureyssens/MAP.it. I partecipanti saranno alle prese con Arduino e Waveshield per innescare con semplici installazioni interattivi hacking urbani negli spazi pubblici (bus / tram , panchine…).
Possiamo evocare interessanti interazioni sociali tra le persone nello spazio pubblico con l’aggiunta di interventi interattivi?
Possiamo essere più consapevoli dello spazio pubblico che viviamo?

Il workshop è rivolto a tutti i designer, street artist, architetti, fanatici di bricolage, tecnici, artisti … (che non temono le prestazioni di hacking urbano).
Non è obbligatoria la conoscenza di programmazione Arduino


PROGRAMMA
Dopo una breve introduzione alle tecnologie, i progetti saranno sviluppati in gruppo. L’ultimo giorno si installano e testano i prototipi sul posto.
18.05 (18.00-20.00)_ Introduzione e descrizione della tecnologia
19.5 (11.00-18:00)_ Concetto di sviluppo e costruzione
20.5 (11.00-18:00)_ Costruzione e prove in spazio pubblico

Cosa portare?
_Se volete provare la programmazione Arduino: vi sarà utile un computer portatile e il cavo USB.
_Optional: apparecchiature elettroniche, come saldatore, multimetro, apparecchi di registrazione audio, … ma questo non è un requisito.
_Strumenti della vostra forma preferita di espressione, o che può essere utilizzato per le hack.
Per esempio: gli altoparlanti vecchi, giocattoli che fanno rumore, altri oggetti interessanti da smontare o riutilizzare, spray



per partecipare scrivere a:
babel.forteprenestino(at)gmail.com
toyfoo.com

BaBeL 2 – WorkshopBaBeL 2 – Workshop

Thomas Laureyssens Marking borders
Marking borders
Workshop di Marking Borders con Thomas Laureyssens/MAP.it

I partecipanti sono chiamati a guardare la città in modo creativo, ma critico, un workshop con Thomas Laureyssens/MAP.it in cui si cammina per la città a cercare tutti i tipi di Confine, limiti sociali, estetici, concettuali, architettonici, ma sarà il partecipante a dover decidere quale tipo di confine cercare e identificandoli con nastro e penna ne visualizzerà la natura.



venerdì 18 maggio ore 16.00 al Forte
per partecipare scrivere a:
babel.forteprenestino(at)gmail.com
Thomas Laureyssens
flickr.markingborders

BaBeL2 – ReWorkShowBaBeL2 – Reworkshow

reworkshow
ReWorkShow
Laboratorio Urbano ReWorkShow

Laboratorio Urbano ReWorkShow è un gruppo composto da studenti di architettura che intende studiare ed intervenire in quei contesti urbani dimenticati e spesso negati ai cittadini; l’obiettivo è di favorirne la riappropriazione attraverso laboratori di progettazione e autocostruzione, mirando ad una riattivazione degli spazi espressa in termini di partecipazione collettiva e comunicata tramite una nuova spettacolarità del luogo. Attraverso la collaborazione con comunità e centri sociali, che agiscono quotidianamente in questi contesti critici, è possibile elaborare risposte alternative a quelle (non) fornite dal circuito ufficiale di gestione del territorio. La metodologia del gruppo è di partire dall’analisi delle caratteristiche specifiche del luogo per poi concretizzare le risposte in un processo condiviso di riconfigurazione e riqualificazione attraverso l’autorecupero e la progettazione sostenibile, intesa sopratutto in termini materici ed economici. La speranza è quella di proporre valide condizioni di vivibilità e condivisione dell’ambiente urbano e al contempo sensibilizzare la collettività ad un uso consapevole e partecipato dei luoghi in cui vive e si relaziona. Laboratorio Urbano Reworkshow è composto da: Cora Fontana, Marco Didonato, Giulia Mangiafesta, Luigi Murgante, Giulia Poma Murialdo, Andrea Rondoni, Alberto Saccà, Gabriele Salvia
<a href="http://Laboratorio Urbano ReWorkShow è un gruppo composto da studenti di architettura che intendono studiare ed intervenire in quei contesti urbani dimenticati e spesso negati ai cittadini; l’obiettivo è di favorirne la riappropriazione attraverso laboratori di progettazione e autocostruzione, mirando ad una riattivazione degli spazi espressa in termini di partecipazione collettiva e comunicata tramite una nuova spettacolarità del luogo. Attraverso la collaborazione con comunità e centri sociali, che agiscono quotidianamente in questi contesti critici, è possibile elaborare risposte alternative a quelle (non) fornite dal circuito ufficiale di gestione del territorio. La metodologia del gruppo è di partire dall’analisi delle caratteristiche specifiche del luogo per poi concretizzare le risposte in un processo condiviso di riconfigurazione e riqualificazione attraverso l’autorecupero e la progettazione sostenibile, intesa sopratutto in termini materici ed economici. La speranza è quella di proporre valide condizioni di vivibilità e condivisione dell’ambiente urbano, ed al contempo sensibilizzare la collettività ad un uso consapevole e partecipato dei luoghi in cui vive e si relaziona. Laboratorio Urbano Reworkshow è composto da: Cora Fontana, Marco Didonato, Giulia Mangiafesta, Luigi Murgante, Giulia Poma Murialdo, Andrea Rondoni, Alberto Saccà, Gabriele Salvia

reworkshow.com

BaBeL2 – Noi siamo la cittàBaBeL2 – We are the city

Jola Brzeska
Jola Brzeska illustrazione Mp5
Noi siamo la città

A Varsavia, il diritto alla città appartiene a chi paga di più. L’amministrazione urbana non rappresenta i cittadini, ma gli interessi degli speculatori, il suono del denaro è più forte della voce delle lotte dei cittadini. Così la gente di Varsavia, il suo nucleo vitale, combatte per i propri diritti fondamentali: quello di vivere in dignità, di partecipare alla creazione della città, prendere decisioni sulla sua sorte. In questo quadro si svolge la tragedia di Jolanta Brzeska, attivista per i diritti degli inquilini, con la sua uccisione è stata posta una brusca fine alla sua lotta contro l’aumento degli affitti: il 1 marzo 2011 il suo corpo carbonizzato è stato scoperto nella foresta alla periferia di Varsavia. L’edificio in cui viveva Jola Brzeska è stato re-privatizzato, come è accaduto in migliaia di altri casi.

Negli ultimi 20 anni l’acquisto di titoli di edifici popolari della città, di parchi e piazze si è rivelato un affare estremamente redditizio proprio per l’intervento delle più alte cariche dell’amministrazione cittadina. Fino ad oggi in Polonia non esiste ancora alcuna norma giuridica che gestisca il processo di re-privatizzazione e che garantisca una qualche forma di protezione per i residenti le cui case siano reprivatizzate.

Jola Brzeska sapeva per esperienza diretta che gli amministratori di Varsavia stavano gestendo la città come una società per azioni, ignorando totalmente i diritti degli abitanti. Il suo edificio era stato dato via dalla città al duo aristocratico Mossakowski/Massalski, (antiquario il primo, avvocato il secondo, entrambi tristemente noti per tormentare i loro inquilini “acquisiti” in tutta Varsavia). Jola era così rapidamente precipitata nel meccanismo dell’improvviso aumento dell’affitto con la conseguente impennata del suo debito verso i nuovi proprietari. Jola, che aveva combattuto battaglie legali contro Mossakowski anche se la sua situazione era senza speranza, era rimasta l’ultimo inquilino nel suo palazzo, l’unica che non fosse stato in grado di sfrattare.

Jola ha combattuto anche per un cambiamento sistemico in Polonia: l’unico paese post-comunista, in cui gli inquilini sono stati letteralmente gettati in una vasca di squali. In nessun’altra nazione le pretese dei proprietari immobiliari sono state liquidate a spese degli inquilini. Qui invece, piuttosto che pagare le compensazioni ai proprietari espropriati o ai loro discendenti (in altri paesi è compensato solo il 10-20 per cento), la ‘povera’ Varsavia prosciuga il suo bilancio pagando il cento per cento del valore di mercato della proprietà, o come accade più spesso, disfacendosi di proprietà immobiliari di alto valore dandole via con le persone che ci vivono, come se fossero semplici pezzi di carne, con il metodo “fai di loro ciò che vuoi”. Jola si è resa conto di come, per cambiare questa situazione, fosse necessaria l’unità e avviò l’Associazione Inquilini di Varsavia (Warszawskie Stowarzyszenie Lokatorów).

La situazione di Jola era simile a queste. Mossakowski e Massalski irruppero nel suo appartamento tagliando i cardini della porta con una sega circolare. Venivano a molestarla a tarda notte, e l’avrebbero poi minacciata più volte anche in presenza di agenti di polizia. Storie come queste sono innumerevoli, ma la reazione delle autorità è sempre la stessa: “È proprietà privata, la cosa non ci riguarda.”

Ufficialmente, caso Jola resta ‘irrisolto’, anche se la verità sulla sua morte non è un mistero: l’omicidio di Jola era un lavoro a contratto evidentemente pagato da chi aveva il maggiore interesse nella sua rimozione. Mossakowski non è sotto inchiesta da parte dell’accusa e si prende sempre cura di fare in modo che né il suo nome né il suo volto siano associati all’omicidio di Jola.

L’urlo drammatico “Non potete bruciarci tutti!”, lanciato nel marzo 2011 dagli amici di Jola Brzeska, è oggi trasformato in pratica collettiva. Ridurre la città ad una ‘società a responsabilità limitata’, e i suoi abitanti a ‘capitale umano’ spiana la strada al darwinismo sociale, non alla democrazia.
Per reclamare la città, dobbiamo reclamarne il significato.
Il capitale umano dice basta!
Noi siamo la città
.
download di magazine + poster qui

BaBeL 2 movie – TopographixxBaBeL 2 movie – Topographixx

topographixx
Topographixx
Domenica 20 H19

TOPOGRAPHIXX: Trans in the landscape

Un programma internazionale di video arte che si occupa di paesaggio, frontiera, zona e territorio, in un ambito transgender.
Curato da Tobaron Waxman. Introduzione di Francesco Macarone Palmieri aka Warbear

1.Chris Vargas (USA)
Have you ever seen a transsexual before? _ 2010 (04 min)
“La prima metà del video registra una guerriglia e, attraverso la ripetizione, diventa una dichiarazione e una campagna di visibilità per Transessuali FTM(Female-To-Male). Quando la campagna si dimostra inutile, io entro in un un magico mondo animato, dove osservo e sono confortato da una fauna colorata e appariscente. Dedicato all’amico Sam Lopes.” – Chris Vargas.

2. Barbara de Genevieve (Chicago)
Out of the Woods _ (08 min)
Una scena di sesso nel bosco tra FTM (Female-To-Male) e MTF (Male To Female), girato durante il Camp Trans.
Vincitore del Paris Post Porn Film Festival Award 2011.

3. Del LaGrace Volcano (London/Stockhölm)
The Passionate Spectator
 _ 2004 (10 min)
Un’apparizione genderqueer elegantemente agghindata attraversa un paesaggio urbano Europeo. Ispirato da Baudelaire e dall’ultimo Brixton Brady, questo corto incarna la magia del “Flaneur”, che “vede ma non compra” e si ritrova in continuo movimento attraverso confini che lui/lei rifiuta di riconoscere. (nota: sia BriXton Brady che Del LaGrace sono identificati come ermafroditi, questo potrebbe essere il primo esempio di film non-narrativo di “cinema intersessuale”).

4. Raafat Hattab (Jaffa)
Bidun Unwaan _ (06 min)
Nella maggior parte del suo lavoro, Raafat si esibisce in una figura non tradizionale di drag come “Arouse Falastin” (La sposa della Palestina, عروس فلسطين). La sposa della Palestina fa riferimento nella cultura storico-tradizionale Palestinese all’antica città-porto di Jaffa. In ‘Bidun Unwaan’ (untitled), il ritornello della colonna sonora canta “Lascio questo posto” e in arabo il titolo della stessa, vuol dire anche “Senza indirizzo di posta”. L’albero di ulivo, simbolo del villaggio Palestinese, e Raafat, amorevole balia dell’albero, sono le due figure che non lasceranno mai quel luogo. Ma quando la camera allarga l’inquadratura, si svela che il contesto di questa scena di amorevole coltivazione non è altro che Rabin Square in Tel Aviv, e la sorgente dell’acqua è la fontana nei pressi del Municipio al centro della più grande città Sionista.
Raafat Hattab: “Per me, l’albero che rappresenta l’identità Palestinese, si trova in un luogo che prima era Palestina, la sua terra originaria, e adesso, è piantato in un luogo confinato che non è un uliveto; è isolato. Rappresenta me, è cosi che mi sento”.

5. Mirha Soleil Ross (Quebec) _ 2002 (13 min)

Allo performance _ 2002 (13 min)

Da Maggio 2001 a Febbraio 2002, l’artista Mirha-Soleil Ross, una donna trans, come parte del suo progetto “The Pregnancy Project” (Il Progetto Gravidanza) nei 9 mesi di durata del di questo ciclo di progetto è apparsa in pubblico sempre mostrandosi incinta. Il vestito apparentemente innocente che appare in questo video montato con molta cura è ispirato da Shulmit Firestone.
“Mia madre non ha mai utilizzato termini spirituali per parlare di Cristianità. In questo video lei usa parole, che per me, vanno oltre le culture e, che sono strettamente legate a una cultura Aborigena che viene da una religione convertita antica di 500 anni, l’Anusian (Gli Anushim sono dei cripto-ebrei che furono costretti a convertirsi in Spagna e Portogallo e che fuggirono per essere i primi stabilire nella New France). La sua spiritualità si sviluppa ijn termini di “destino” e in questo senso è estremamente “aborigeno”. Queste, sono cose che la maggior parte della gente sicuramente non comprende, ma a noi poco importa. La maggior parte del contenuto vuole interpretare e codificare il senso identitario della donna. Alla fine del video cado nell’acqua, crollo, mi abbandono nell’acqua per essere una donna capace di riprodurre, sia il suo essere ebrea che aborigena in un territorio straniero”- Mirha Soleil Ross

6. Raafat Hattab (Jaffa)

Houria _ (07 min)

In “Houria” (Sirena/Libertà), Hattab intervista Yousra, sua zia, che gli racconta una serie di storie tramandate, che parlano dei luoghi in cui la sua famiglia ha vissuto, e dove si è dispersa nel 1948. L’immagine delle sue storie si sovrappone alla fantasia di Hattab di essere travestito da sirena sulla costa di Al-Manshiyeh, il quartiere dei nord palestinesi che confina con il mare e Tel Aviv. Hattab, che è genderqueer, è perennemente in bilico fra due mondi, non diversamente dalla sirena spiaggiata.

7. Rémy Huberdeau (Canada)
Au pays des esprits (Home of the Buffalo) _ 2009 
(04:26 min)

Costruito da immagini d’archivio di praterie canadesi, scattate fra il 1920 e il 1940, questo film esplora, in maniera del tutto poetica, la relazione di un/a figlio/a, con suo padre, e quelle della famiglia con la propria terra.

8. Yossi Yacov (Berlin/Tel Aviv)
The National Erection _ 2007 (04 min)

Riferendosi ad un monumento storico di un cannone del 1948, gli Attivisti queer costruiscono un pene-cannone gigante, rosa, per spruzzare mastodontiche eiaculazioni sui monumenti militari e sionisti di Tel Aviv, come gesto di protesta, così travestendo l’etica nazionale in un pene spruzzante di raso rosa. I residenti raccontano che la polizia si sentì incastrata? Allineata? Gelosa? Comunque abbastanza per distruggere a randellate “l’erezione nazionale”, castrando il fallo queer, in risposta all’attivismo perverso del paesaggio del mito nazionalista.

9. Jacolby Satterwhite (USA)
Reifying Desire _ 2011 (7min)

Animazione 3d/Video Digitale. La Storia del Mito della Creazione Queer basata su disegni e accompagnamenti vocali della madre dell’artista. Jacolby descriveva “”Reifying Desire” : “per me è un paesaggio psicosessuale queer non senziente, costruito dai disegni di una schizofrenica, e dalle riconfigurazioni di suo figlio che riutilizza il materiale da lei disegnato.” E continuava definendo ‘Queer’ come “la diversità di chi è al di fuori della normatività”.

tobaron.com

BaBeL2 – WorkshopBaBeL2 – Workshop

Metropoliz
Metropoliz
Workshop di progettazione con SCIATTO produzie

Tre giorni di workshop di progettazione con SCIATTO produzie. Il workshop prevede la progettazione concettuale per un intervento nei luoghi esterni di socialità e di incontro del centro occupato Metropoliz su via Prenestina. In particolare il workshop si concentrerà su l’area dei depuratori ora in disuso per suggerire e incrementare pratiche di autocostruzione e “riappropriazione” dei luoghi in esame.
Una progettazione di intenti: la produzione ludica di una mappatura tematica che disseminerà TAG concettuali verso l’attivazione di una trasformazione processuale degli spazi aperti del centro sociale.
Il workshop è rivolto agli studenti di architettura.



PROGRAMMA
Il workshop si svolgerà a Metropoliz 15-17 maggio h11-16


per partecipare scrivere a:
babel.forteprenestino@gmail.com
sciattoproduzie

BaBeL2 movie – Mare chiuso / Andrea SegreBaBel2 movie – Closed sea / Andrea Segre

Mare chiuso / Andrea Segre

Giovedì 17 H22

Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove li abbiamo incontrati. Nel documentario sono loro, infatti, a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono racconti di grande dolore e dignità, ricostruiti con precisione e consapevolezza. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per la quale l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.
Parteciperanno alla presentazione del film Fernando Chironda di Amnesty International e ZaLab.


amnesty international




mare-chiuso

BaBeL2 music – CASINO ROYALEBaBeL 2 music – CASINO ROYALE

CASINO ROYALE
Casino Royale
CASINO ROYALE LIVE 19.05.2012

Partiti come gruppo fortemente influenzato da Specials e Clash, nel ’88 e nel ’90 danno alle stampe i primi tre dischi, SOUL OF SKA, JUNGLE JUBILEE e TEN GOLDEN GUNS. I primi anni novanta vedono alcuni cambiamenti nel suono della band che comincia a cantare in italiano, dando di conseguenza ai testi una rilevanza alla pari del suono. DAINAMAITA del 1993 è il primo album registrato per una major, una miscela di suoni molto differenti tra loro: rock, soul, reggae, hip hop, dub, funk. Alla fine del 1995 i Casino Royale si trasferiscono a Londra dove cominciano a comporre brani per un nuovo album con Tim Holmes successivamente componente dei Death in Vegas. Il risultato è CRX, un disco fatto da parti melodiche, un suono solido e potente, il groove tipico dell’hip hop e sperimentazioni influenzate dalla drum’n’bass. Giuliano Palma, interprete vocale di molti dei brani (l’altro è Alioscia), sceglie la strada solista e il progetto Casino Royale si ferma per un lungo periodo. Nel 2004 (Palma escluso) tornano a suonare dal vivo. I Casino Royale decidono di prendere contatti con una nuova etichetta. Nel 2006 esce REALE, il nuovo, attesissimo album dei Casino Royale, un lavoro nel quale scompaiono i campionamenti e si ritrovano atmosfere tra soul e trip-hop cantate dalla voce di Alioscia. Bisogna attendere altri tre anni per vedere il nuovo album di inediti IO E LA MIA OMBRA.
casinoroyale.it

BaBeL2 music – PLAIDBaBeL2 music – PLAID

SCINTILLI_PLAID
Plaid
PLAID LIVE 18.05.2012

Duo leggendario britannico composto da Ed Handley e Andy Turner. Ex-membri di Black Dogs, hanno collaborato con artisti importanti della scena electro, come Leila. I due musicisti hanno anche fanno parte del gruppo della cantante islandese Björk con la quale continuano a lavorare occasionalmente. I loro pezzi sono rappresentativi della frangia IDM, della musica elettronica che non mira solo a scatenare le folle, ma potrebbe essere ascoltata in “chill-out”. Acclamato dalla critica, il loro settimo album, Scintilli, uscito nel 2011, è come un viaggio acustico reale, abbagliante finezza melodica: le voci aeree saranno trascendenti battiti techno e linee di basso in evidenza una pletora di suoni brillanti e violenti. Un live ipnotico!
plaid.co.uk